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Igienista dipendente: cosa cambia per lei e per lo studio quando cedi

Persone e staff

8 settembre 2026 · 6 minuti di lettura

L'igienista assunta passa al nuovo titolare per legge, ma la legge protegge lei, non il richiamo che tiene in piedi. Che cosa guarda chi compra, che cosa può cambiare e come si protegge il pezzo di studio che gira senza di te.

Se nello studio c'è una parte di fatturato che non ha il tuo nome sopra, quasi sempre è la poltrona dell'igiene. L'igienista vede i pazienti ogni sei mesi, li conosce per nome, si accorge della carie prima che faccia male e li manda da te con il problema già spiegato. Il richiamo funziona perché c'è lei.

Se è assunta, il suo rapporto di lavoro passa al nuovo titolare per legge, con le stesse condizioni, la stessa anzianità e senza che nessuno debba firmare nulla. Le regole generali sono in che cosa succede ai dipendenti e non le ripeto. Se invece lavora a partita IVA, il discorso è tutto diverso e l'ho fatto in collaboratori a partita IVA. Qui il punto è più stretto: la tutela automatica protegge lei, e per proteggere lo studio serve altro.

Passa per legge, ma resta libera di andarsene

La continuità del rapporto è una garanzia costruita per il lavoratore. Chi compra non può licenziarla perché ha comprato, non può ridurle lo stipendio, non può toglierle l'anzianità. Ma lei può dare le dimissioni il giorno dopo, con il preavviso del suo contratto, come avrebbe potuto fare con te.

Il passaggio automatico toglie di mezzo un problema burocratico, non il rischio che a chi compra interessa davvero: che la persona attorno a cui gira il richiamo non voglia lavorare con il nuovo titolare. Un preavviso di poche settimane, in uno studio dove i pazienti tornano perché «c'è lei», è un tempo molto corto.

Facciamo il conto. Un'igienista a tempo pieno che fa otto sedute al giorno per quattro giorni a settimana arriva intorno alle 1.400 sedute l'anno. A un prezzo medio di 70 euro sono circa 100.000 euro di fatturato diretto. Ma il numero che pesa non è quello: è quanto del resto entra da quella poltrona. Le conservative viste durante la seduta, la protesi che si è mossa, il paziente che non veniva da tre anni e che lei ha riportato dentro con una telefonata. Se quella poltrona si ferma, si ferma anche la porta da cui passa una parte del resto.

Che cosa guarda chi compra

Chi valuta lo studio fa domande precise, e conviene avere le risposte prima che le faccia.

  • Quanto produce, separato dal resto.
  • Quanto è piena la sua agenda. Un'igienista con tre settimane di attesa è un segno di salute; un'agenda con buchi il martedì e il giovedì dice qualcosa di diverso.
  • Quanti pazienti tornano al richiamo. Non quanti richiami partono: quanti si trasformano in una seduta fatta. Su questa misura ho scritto in quanti pazienti sono davvero attivi.
  • Dove vive il richiamo. Se le scadenze escono dal gestionale con una data, una lista e una procedura, il richiamo è dello studio. Se escono dalla memoria dell'igienista e da un quaderno, il richiamo è suo, e il giorno che lei non c'è più non c'è più nemmeno quello.
  • Che contratto ha, che livello, che orario, quanti scatti, quanto TFR è maturato. Il TFR accantonato la segue, e dei crediti maturati fino al passaggio rispondono insieme cedente e acquirente: nella pratica si regola nel prezzo, ed è una voce da chiedere al commercialista prima di sedersi al tavolo.

Che cosa può cambiare davvero, e che cosa no

Le condizioni economiche non possono peggiorare per il fatto della cessione. Se chi compra vuole trasformare il suo rapporto in una collaborazione a partita IVA, non può farlo da solo: serve che lei accetti, e se accetta le tutele cambiano in modo sostanziale. È un tema da affrontare con il consulente del lavoro, non con una stretta di mano.

Quel che può cambiare, e di solito cambia, è tutto il resto: i protocolli, il listino dell'igiene, la durata della seduta, il modo in cui si fissa il richiamo, l'eventuale seconda igienista che il nuovo titolare vuole aggiungere. Sono cambiamenti legittimi, ed è quasi sempre per questi, non per i soldi, che un'igienista brava se ne va sei mesi dopo il passaggio: lo studio non è più quello in cui aveva scelto di lavorare. Chi compra farebbe bene a tenerlo presente, e chi vende ha interesse a dirglielo.

Come si protegge il passaggio

Con un anno di anticipo, fai in modo che il richiamo esista anche senza di lei. Scadenze nel gestionale, lista mensile stampabile, una pagina scritta su chi chiama, quando e che cosa dice. Non serve a sostituirla: serve a dimostrare che il flusso è dello studio, e quello che non si dimostra non si paga. È la stessa logica della dipendenza dal titolare, spostata su un'altra persona.

Al tavolo, la sua permanenza si può scrivere. Chi compra si impegna a mantenerle condizioni non peggiori per un periodo definito, e in qualche caso a riconoscerle un premio se resta oltre una certa data. Non la vincola, perché un accordo fra altre due persone non vincola un dipendente. Ma dà a te qualcosa da dirle il giorno in cui la informi, e a lei una ragione per aspettare prima di decidere.

Il patto di non concorrenza per un dipendente esiste, ma ha regole sue: va scritto, ha un compenso, ha limiti di durata e di territorio, e quell'articolo spiega perché uno troppo largo non regge. Farglielo firmare a ridosso della cessione è un segnale che legge chiunque, lei per prima.

Che cosa dirle, e quando

A lei si parla dopo il preliminare, lo stesso giorno degli altri, a voce. Ma la sua domanda non è «il mio contratto?», che ha una risposta certa, ma «con chi lavorerò?», che non ce l'ha.

La cosa che funziona è organizzare presto un incontro diretto con chi compra, meglio se in poltrona, con lei che mostra come lavora e lui che ascolta. Chi acquista dovrebbe arrivare con le idee chiare su cosa intende cambiare e cosa no, e dirlo. Chi se ne va dopo una cessione raramente lo fa per una cosa che è stata detta: lo fa per una cosa che ha scoperto da sola.

La verifica da fare stasera

Apri il gestionale e cerca la lista dei richiami in scadenza il mese prossimo. Se esce in trenta secondi, con nomi e date, il richiamo è dello studio. Se per averla devi chiedere a lei, oggi il richiamo è suo, e questo è il primo punto da sistemare, con calma e senza dirle perché.

Se stai valutando di comprare uno studio, fai la stessa domanda al titolare e guarda quanto ci mette a rispondere. Su come si incastra con il resto del percorso, una telefonata di dieci minuti chiarisce più di sei mesi di pensieri.

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